13 ottobre – 3 novembre 2013
INVISIBILI SOLITUDINI
Vita ai margini della salute mentale

a cura di Caterina Clerici / Courtesy SocialDocumentary.net (SDN)

Chiesa del Sacro Cuore
Piazza Biagio Gabardi  - Solbiate Olona (Va)
Orari di visita: venerdi e sabato 15-19 / domenica 10-12,30 / 15-19  Ingresso libero

   

Vita ai Margini della Salute Mentale si propone di dare un volto ai molteplici aspetti del disagio psichico e di esplorarne le problematiche in diverse parti del mondo.
La mostra comprende una raccolta di trenta fotografie realizzate da sei fotografi professionisti e pubblicate sul sito americano SocialDocumentary.net (SDN).
Le storie presentano uno sguardo intimo sulla sofferenza psichica e su come essa si esprima nei diversi contesti socio-culturali. Al tempo stesso, i lavori di carattere documentaristico mirano a denunciare i molteplici fattori che sono causa del disagio, e il silenzio e l’ignoranza attorno ad esso.
I temi affrontati si spingono dalla malattia mentale come invisibile conseguenza della guerra in Afghanistan, secondo la testimonianza di Diego Ibarra Sanchez, alle terribili conseguenze dell’Agente Arancio in Vietnam, fotografate da Catherine Karnow. Jenn Ackerman osserva le condizioni di vita dei malati mentali nelle carceri americane, mentre Steve Davis cattura gli ultimi giorni di attività di un’istituzione per disabili nei pressi di Seattle. Il viaggio di Magdalena Sole in Giappone ne rivela il volto nascosto, la vita della popolazione senza fissa dimora di Kamagasaki, mentre il lavoro di Enrico Fabian sull’abuso e la dipendenza di farmaci da banco in India svela l’altra faccia della “farmacia del Terzo Mondo”.
In uno scatto, l’obiettivo ritrae così alcune delle problematiche sociali attualmente predominanti, mettendone a fuoco la dimensione psichica. Scegliere di osservare, invece di distogliere lo sguardo, permette di immergersi in frammenti di vite segnate da un disagio solo apparentemente secondario rispetto alla drammaticità dei propri contesti, quali guerra, povertà, ed altre tragedie sociali. Soltanto guardando queste fotografie possiamo acquisire una maggiore consapevolezza di tale sofferenza, e ridurre lo stigma che la circonda.

Jenn Ackerman, Trapped, U.S. – Il ritiro dei fondi destinati alla salute mentale negli Stati Uniti ha trasformato carceri e prigioni del paese in strutture a disposizione per ospitare pazienti psichiatrici, seppure esse non siano adeguatamente equipaggiate a svolgere entrambe le funzioni e a fornire un buon livello di cura e sicurezza.
Steve Davis, The Rainier School, Seattle, U.S. – Davis documenta gli ultimi giorni di vita di un’istituzione per disabili, nata come scuola e diventata una casa di riposo per i suoi residenti. Questo tipo di struttura sta ormai scomparendo, anche a causa del crescente numero di critiche avanzate dalla società nei confronti del suo ruolo controverso.
Enrico Fabian, Phas Gaya – Being Stuck, India – Fabian racconta la storia di una vittima dell’accesso sempre più facile e a basso prezzo ai farmaci da prescrizione nella “farmacia del Sud del Mondo”, che ha portato ad un incremento nella dipendenza e nell’abuso di droghe da banco, specialmente da parte degli strati più poveri della popolazione.
Diego Ibarra Sanchez, Invisible War Consequences, Afghanistan – Oltre tre decenni d’instabilità socio-politica e di conflitto hanno influenzato la vita dei malati mentali in Afghanistan, costretti a vivere in condizioni disumane e senza le appropriate cure, e circondati da ignoranza e pregiudizi, soprattutto nelle zone rurali.
Catherine Karnow, Agent Orange: A Terrible Legacy, Vietnam – Karnow esplora come le malattie associate al defogliante Agente Arancio, usato dall’esercito americano durante la guerra del Vietnam, abbiano ancora, a quasi quarant’anni di distanza, effetti devastanti sulla vita della popolazione del paese.
Magdalena Sole, Japan’s Hidden Secret: Kamagasaki, Japan – Kamagasaki è un quartiere abitato da una popolazione di lavoratori occasionali immigrati durante il boom economico degli anni ’60 e che ora, invecchiati, sono per la maggior parte senza fissa dimora, afflitti da povertà e in precarie condizioni di salute. E’ un simbolo della fine di un’epoca, rimanendo allo stesso tempo un baluardo dello stile di vita e dei valori tipici giapponesi.